NELL’ULTIMO ANNO DA SEGRETARIO DELLA CGIL SI AUMENTÒ LO STIPENDIO DI 800 EURO PER BENEFICIARNE DA PENSIONATO

Epifani cumula la pensione CGIL di 5.037 euro con lo stipendio di parlamentare

 

Gli opportunisti ricoperti d’oro mentre i lavoratori sono alla fame

 

L’ex craxiano segretario della CGIL dal 2002 al 2010, oggi segretario del PD Guglielmo Epifani è un bel modello di opportunista borghese, ricoperto d’oro: i  cospicui e succosi emolumenti, percepiti anche a mandati scaduti, lo portano lontano mille miglia dalle masse operaie e popolari che sono, invece, le vittime della macelleria sociale di quel governo dell’inciucio da lui stesso sostenuto.

Non si è vergognato di fronte a migliaia di cassintegrati, disoccupati, giovani e pensionati che sono alla fame a causa della crisi economica capitalista di cumulare alla cospicua indennità parlamentare di 13.191 euro al mese i 5.037,38 euro lordi della pensione Inps. Non solo: a questi ci aggiunge anche 428,34 euro mensili di pensione integrativa sottoscritta dalla stessa Cgil. Fa effetto pensare che questa “miseria” corrisponde alla sola pensione che percepiscono, invece, milioni di pensionati costretti a una vita di sacrifici e a una vecchiaia da fame.

L’ex segretario costa alla Cgil circa 3.200-3.400 euro netti, molto più della media degli altri ex dirigenti. Come ha fatto? Nel 2004 Epifani percepiva uno stipendio di 4.399 euro lordi al mese. L’anno successivo, ha pensato bene di “aggiustarselo” con un mega scatto del 18% che corrisponde circa a 800 euro mensili. Lo scatto gli ha permesso di ottenere sostanziosi aumenti negli ultimi 10 anni lavorativi decisivi, per chi ha come lui il sistema contributivo, per il conteggio della pensione. I dirigenti della segreteria confederale hanno avuto “soltanto” uno scatto del 6%, quelli mediani del 4,3%. Lo stipendio attuale di Susanna Camusso, a detta dei suoi collaboratori, è di circa 3.000 euro netti.

Quando ha lasciato la segreteria a Susanna Camusso, per lui è stata allestita l’Associazione Bruno Trentin, per un costo di circa 500 mila euro l’anno, dotata di segreteria, una portavoce, due autisti alle dipendenze del presidente e un’indennità. Il costo aggiuntivo della nuova associazione, 96.000 euro, la Cgil lo ha scaricato sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti, tagliando fondi alla voce “Studi, ricerche e formazione” e alle altre attività territoriali. Nei due anni alla guida dell’Associazione, Epifani ha continuato a percepire un’indennità di mandato pur essendo andato in pensione dal gennaio 2011. Dalle tabelle retributive nel 2010 era di 3.966,10 euro lordi mensili. Nelle tasche dell’opportunista borghese sono andate fino a genaio 2012, le indennità derivanti dalla sua nomina a consigliere del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro),  dove rappresenta la Cgil. Un carrozzone dove figurano insieme a lui burocrati sindacali come Raffaele Bonanni (Cisl),  Luigi Angeletti (Uil), e capitalisti  e dirigenti associazioni padronali, che assorbono ben oltre l’80% delle risorse che il bilancio dello Stato destina al Cnel: quasi 18 milioni di euro l’anno, indipendentemente dalla loro presenza ai lavori.

Una vita dorata la sua come di altri burocrati sindacali e politici borghesi, a discapito della miseria in cui versano le masse lavoratrici e popolari, soprattutto giovanili e femminili, che subiscono i continui tagli dei salari, la chiusura delle aziende e la conseguente perdita del posto di lavoro, i tagli dei servizi sociali, assistenziali e previdenziali, le ingiustizie sociali e la perdita di diritti sociali e sindacali.

D’altra parte la sua storia di riformista di destra e anticomunista parla da sola: non solo si dice fiero di essere “socialista con orgoglio” ma nel 1984 fa parte dei più convinti sostenitori del decreto con cui il governo Craxi decide di tagliare la scala mobile, spaccando la Cgil e non rinnega nemmeno il sostegno dato in quella circostanza a Craxi ribadendo oggi: “avevamo ragione noi’’. Negli anni ’90 è uno dei maggiori sostenitori della “politica dei redditi’’: è particolarmente abile a far ingoiare le ristrutturazioni e i tagli occupazionali che investono il settore dei lavoratori dell’Informazione e dello Spettacolo di cui è segretario nazionale. Sostenitore della linea collaborazionista e cogestionaria del vertice Cgil, nel 2002 diventa segretario, fiancheggia il governo Prodi regalandogli la controriforma delle pensioni, prima di lasciare la confederazione nelle mani della destra Camusso per approdare al PD nel maggio scorso.

 

 

Da “Il Bolscevico” n. 27 del 11 Luglio 2013